venerdì 12 gennaio 2018

Leggiamolo insieme-Il meraviglioso mago di Oz

Come invogliare i propri figli a leggere: 
1) Approfittare di una lettura sul libro scolastico, per incuriosirli sulla storia di una certa Dorothy che incontra e libera, uno spaventapasseri parlante.
2) A distanza di tempo, ma non troppa, ritornare sull'argomento, e raccontare che su Dorothy e il mago di Oz ai tuoi tempi esisteva un cartone animato, con tanto di sigla. Cantarla e magari fargliela ascoltare con l'ausilio di una vecchia musicassetta.
3) Dopo aver solleticato a sufficienza la loro curiosità, chiedere se sarebbero interessati a leggere la storia del mago di Oz. La risposta affermativa è assicurata.
E' così che Il meraviglioso mago di Oz è entrato a casa nostra per una lettura collettiva mamma-figli che ha richiesto sì due mesi (Ieie sempre riottoso anche perché, credo, stare fermo ultimamente poco gli si addice, sebbene poi a lettura iniziata si avvicinasse ad ascoltare), ma che mi ha dato la soddisfazione di affrontare insieme un classico della letteratura per ragazzi. Sulla materia, tra l'altro, posso vantare un'ignoranza da primato. Di classici per l'infanzia ho letto poco e niente perché troppo presa da fumetti, libri didattici e da Gianni Rodari, uno dei pochi autori che da bambina ho letto e riletto con passione. Così questa lettura è stata una scoperta anche per me, che della storia di Dorothy, spedita da un tornado dal nativo Kansas al regno di Oz, sapevo più o meno tutto. 
Quello che ha colpito i bambini, prima ancora di leggere il libro, è stata la compagnia che affianca Dorothy nel viaggio verso Oz, alla corte del mago che potrebbe aiutarla a tornare a casa: uno spaventapasseri bisognoso di un cervello, un uomo di latta che vuole amare e un leone codardo in cerca di coraggio.
Il libro sprizza inventiva e fantasia ma, devo dire, per me che ormai ho affrontato letture più moderne, pecca un po' nella narrazione. Siamo ormai abituati a colpi di scena, ritmi serrati che tolgono il fiato e misteri così fitti che non riesci a staccarti dalle pagine, il mago di Oz, da questo punto di vista, risente degli anni accumulati.
Rimane comunque un punto di riferimento quando si parla di letteratura fantastica, non solo perché ha ispirato tanti altri autori (il platano picchiatore e Aragog di Harry Potter trovano qui illustri predecessori), ma anche perché i personaggi di Oz sono entrati a far parte dell'immaginario collettivo e non è difficile, come Ieie e la Lolla hanno constatato, trovarne riferimenti nella cultura moderna.
Sono rimasta sorpresa dal fatto che gli elementi che consideravo i colpi di scena del libro, e che avrebbero dovuti colpirli maggiormente (lo smascheramento di Oz e il modo con cui Dorothy torna a casa), li abbiano in realtà lasciati abbastanza tiepidi. Quando ho chiesto loro cosa gli fosse piaciuto, Ieie, che ha un'avversione incontrollabile per i cattivi, ha optato per lo scioglimento della strega, mentre la Lolla, bambina impastata con la fantasia, ha sentenziato che le sono piaciute tutte le streghe, buone e cattive, e le scimmie volanti. Sono rimasti molto attratti, inoltre, dalle illustrazioni, che sono quelle originali, sintomo del fatto che ancora hanno bisogno di libri illustrati.
Per concludere abbiamo anche visto Il grande e potente Oz, che i bambini hanno seguito con attenzione e stupore.
Il mio progetto di leggere assieme continua con un nuovo titolo (per loro, non per me). Non so quanto impiegheremo stavolta, ma confido in un apprezzamento massimo da parte dei bambini.

Il meraviglioso mago di Oz, Lyman Frank Baum, Gribaudo, trad. di Stella Sacchini

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

domenica 7 gennaio 2018

Presicce

E così le feste volgono al termine. Mai come quest'anno posso dire che sono volate. Mai come quest'anno le decorazioni, il pandoro e le tombolate sono stati una parentesi che mi sono goduta ben poco. Si fanno tanti progetti in vista del Natale, poi basta un'influenza e tutto va a monte.
La prima settimana è passata così, chiusi in casa, con i programmi stilati nei giorni precedenti, andati in fumo come i botti di San Silvestro.
Che poi quello che più mi è dispiaciuto, e mancato, è stato proprio lo stare insieme, il rivedere le persone lontane, piacere di solito concesso dai tempi lenti e dalle lunghe vacanze natalizie.
Ma tant'è. Quantomeno la seconda settimana di feste ci ha regalato un paio di piacevoli giornate sulla neve, buon cibo  e altrettanto buona compagnia, per cui qualche ricordo ce lo siamo portato a casa.
Prima che il lungo ponte natalizio iniziasse, comunque, siamo riusciti a visitare quel borgo che in uno spot on line, un famoso cioccolatino italiano aveva rivestito a festa di tante lucine.


Poiché il borgo, che è Presicce, è proprio nella mia provincia, ne abbiamo approfittato per fare i turisti "in casa" e abbiamo partecipato a un tour nel centro storico del piccolo paese, organizzato dalla locale pro loco. E' stata davvero una scoperta, bella per giunta. Non solo perché il giro era realizzato con cura, con una guida competente e animata da tanta passione nel raccontare la storia del proprio paese, ma soprattutto perché per quanto crediamo di conoscere certi ambienti e tradizioni nostrane, come quella olearia, in realtà quello che sappiamo è solo superficie, mentre nel fondo della memoria restano storie lontane eppure attuali, soprattutto in questi tempi in cui la xylella minaccia di distruggere la produzione olearia locale nell'indifferenza generale.
E' il caso della storia di Presicce che, fino all'avvento dei combustibili fossili, era uno dei centri più importanti per la produzione dell'olio lampante, quello utilizzato in passato per accendere i lumi. Alla corte inglese e a quella dello zar danzavano alla luce dell'olio presiccese, ignorando dove si trovasse questo piccolo paese che con i suoi oltre venti frantoi sotterranei, riempiva le stive dei velieri in partenza da Gallipoli e diretti in tutta Europa. E' storia vera, scritta nei registri dei frantoi, ed è un peccato che noi, che in questi territori siamo nati e cresciuti, spesso ne siamo all'oscuro.
Il tour, che ci ha portato tra palazzi, cortili e musei, fino ad arrivare nella piazza di Presicce illuminata, è stato veramente interessante e lo consiglio ai tanti turisti che ultimamente decidono di visitare il Salento. Si tratta di un itinerario meno noto, magari lontano dai percorsi più battuti, ma ne vale davvero la pena se si vuole conoscere la storia, quella vera che trasuda fatica, profumi e passione, di un territorio.

Per informazioni qui