venerdì 13 aprile 2018

L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome

Devo ringraziare la rubrica del Venerdì del libro di HomeMadeMamma per avermi fatto conoscere Alice Basso e la sua creatura, Vani Sarca. Non sono una che si fida ciecamente dei consigli libreschi altrui, semplicemente perché spesso ciò che ottiene unanime consenso, il best seller, a me non piace. C'è stato però qualcosa nelle recensioni di questa scrittrice che ha fatto scattare una curiosità che non è rimasta delusa.
Vani è dark, anticonformista ed è una solitaria sociopatica che trascorre i suoi sabato sera sul divano di casa a sorseggiare wishky. Raccontata così non dovrebbe suscitare molta simpatia, eppure la sua lingua cinica e tagliente non lascia indifferenti. In più fa un mestiere insolito, è una ghostwriter per un'importante casa editrice, e possiede una capacità innata nell'entrare nella mente delle persone creando pensieri che si cuciono loro perfettamente addosso.
Proprio il suo lavoro la porta a conoscere due persone che le stravolgeranno la vita: il fascinoso Riccardo Randi, scrittore con la sindrome della pagina bianca, che avrà da Vani l'ispirazione per un grande romanzo e che spezzerà la misantropia della nostra protagonista; e Bianca Dell'Arte Cantavilla, autrice di best seller a tema angelico.
Mentre lavora per lei, inventando incontri con creature dell'aldilà, Vani scopre che Bianca è misteriosamente scomparsa. E qui entra in scena il terzo personaggio che scombussolerà ulteriormente l'insolita quotidianità di Vani, il commissario Berganza, uno sbirro pazzesco che sembra uscito direttamente da un fumetto di Dick Tracy.
Il resto sta al lettore scoprirlo, anche perché il romanzo, leggero, ironico, divertente, si legge tutto d'un fiato per scoprire che di Vani non si può fare a meno così presto (e infatti la Basso ha già dato alle stampe altri due libri con la simpatica protagonista).
Attenzione però, non aspettatevi il classico giallo. Il mistero, qui, è solo uno degli ingredienti e tra l'altro nemmeno quello preponderante, annegato tra storie personali, riflessioni al vetriolo e flashback volti a farci conoscere meglio la protagonista grazie a un uso della prima persona presente che, se io non amo particolarmente, viene usata qui con incredibile duttilità e maestria. Al riguardo, devo sottolineare come quel poco che l'autrice ci svela sul passato di Vani, non spiega in maniera esauriente come mai la ragazza sia così poco convenzionale. Un po' di incomprensioni familiari e l'essere stata mollata dal fidanzatino non sono motivi sufficienti, anche perché se così fosse andremmo tutte in giro in impermeabile nero e rossetto viola.
Forse per saperne di più bisognerà affidarsi alle successive avventure, che magari ci sveleranno nuovi restroscena di Vani. D'altronde non funziona così con tutti gli eroi seriali del mistero?

L'imprevedibile piano della scrittrice sena nome, Alice Basso, Garzanti

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

mercoledì 11 aprile 2018

Se YouTube è responsabile dei nostri bambini

E così viene fuori che YouTube, come Facebook, usa i servizi offerti per fare profitti, al punto che negli Usa diverse associazioni a difesa dei consumatori, spalleggiate da altrettanti studi legali, hanno sporto denuncia contro la piattaforma, rea di aver profilato gli utenti tra 6 e 13 anni, ovvero di aver raccolto informazioni sensibili su di loro (indirizzo del dispositivo mobile, numero di telefono e geolocalizzazione) allo scopo di indirizzare nei confronti di questi utenti pubblicità ad hoc.
A YouTube, per farla breve, si rimprovera di aver fatto soldi in barba a una legge federale che vieta la raccolta dati degli under 13, agendo, tra l'altro, in maniera subdola ed ipocrita perché se l'accesso al servizio sarebbe consentito a partire dai 13 anni in su, è anche vero che la piattaforma è zeppa di contenuti diretti ai giovani e giovanissimi (diciamo anche ai poppanti) e che la raccolta di dati sensibili è avvenuta senza chiedere il consenso dei genitori.
Insomma YouTube è un mostro perverso, che succhia informazioni sui nostri cuccioli e le usa per fare profitto sulla loro pelle.
Da quando la notizia ha cominciato a circolare, sin dal primo nanosecondo, una domanda si è "profilata" dentro di me e son rimasta delusa dal fatto di non aver sentito, o letto, qualcosa che rispondesse al mio dubbio.
Arrabbiarsi con YouTube sarebbe come attaccare gli strip bar notturni perché servono alcolici agli under 13 nonostante sia vietato dalla legge. Ma la domanda è: che ci fa un under 13, di notte, da solo, in uno strip bar? Quindi, parafrasando, come mai l'80% dei bambini statunitensi tra 6 e 12 anni adopera YouTube, se l'accesso è consentito a partire dai 13 anni? Veramente possiamo raccontarci che la colpa è del sito perché non verifica l'età degli utenti (e, anche volendo, come potrebbe farlo)?
Semmai alla piattaforma si può rimproverare di raccogliere cartoni, ninne nanne e video destinati a un pubblico di piccolissimi, ma su, diciamoci la verità, come reagiremmo se da domani tutti questi contenuti sparissero? Come minimo succederebbe quel che accadde nel 1984 quando i pretori ordinarono l'oscuramento delle reti Fininvest e gli spettatori telefonavano infuriati ai giornali per riavere indietro i canali scomparsi.

Proviamo a fare mea culpa, per un attimo, e diciamo la verità: YouTube è la baby sitter più economica ed efficace che esista e molti di noi, senza di lei, non saprebbero come placare le irrequietezze dei pargoli al tavolo del ristorante o i capricci del piccolo Gusberto negli 800 chilometri che ci separano dalla meta delle vacanze. Per non parlare di quel quarto d'ora che noi mamme ci concediamo per preparare la cena o andare in bagno, dopo aver trascorso un pomeriggio tra bubusettetecostruzionifarfallinabellaebianca. Non mi vergogno di ammettere che, quando Ieie non aveva nemmeno due anni, agognavo spasmodicamente il momento Il coccodrillo come fa davanti al computer, perché finalmente avrei potuto stare un po' seduta (ero peraltro incinta della Lolla) dopo aver giocato alla qualunque con lui. Già. Ma davanti al pc eravamo in due, lui chiedeva, io cercavo e controllavo che il contenuto corrispondesse alle nostre aspettative, perché sapevo bene che a volte dietro un cartone apparentemente per bambini si nascondevano contenuti volgari o addirittura porno.
Se i miei figli oggi vogliono guardare YouTube? Certo, se Ieie potesse ci passerebbe interi pomeriggi. Se. Potesse. Perché gli unici casi in cui ci riesce è quando i  nonni (a casa loro, senza la mia presenza) gli lasciano libero accesso al tablet. Per il resto so di essere una madre severa e rompiballe, ma da soli su Internet i bambini non possono andare. E non posseggono nemmeno un proprio smartphone.
Perché il punto, la domanda che mi frulla in testa da quando questa notizia ha iniziato a circolare, è proprio qui: cosa ci fa un under 13 o peggio, un seienne, da solo, su YouTube? Possibile che se un ragazzino viene preso in giro dai compagni a dover rispondere è solo la scuola che non ha saputo accorgersene o che l'ignoranza di un alunno sia imputabile esclusivamente alla maestra incapace?
Davvero se YouTube guadagna sui suoi piccoli utenti la colpa è dei furboni che lo gestiscono?
Davvero vogliamo deresponsabilizzarci e abdicare del tutto al nostro ruolo di genitori?
Pensiamoci bene: solo noi abbiamo il potere di sottrarre i nostri figli alle grinfie di chi vuole farne dei consumatori modello. Solo noi genitori, purtroppo, ne abbiamo l'interesse e chiedere a YouTube di sostituirci in questa opera pedagogica sarebbe follia.

I bambini non fanno forse quel che hanno sempre fatto, cioè osservare la società per capire meglio che posto occupano al suo interno? La televisione non li informa forse sugli usi e sui costumi esattamente come in passato i bambini acquisivano tali informazioni osservando le persone che li circondavano? [...] La risposta è semplice: sì e no. [...] La televisione non è concepita per fornire ai bambini informazioni circa il mondo reale. Quando viene usata per questo scopo fa un pessimo lavoro. La Tv moderna, specie nel modo in cui viene attualmente utilizzata negli Stati Uniti, ha un unico obiettivo: vendere merci. [...] I suoi valori sono i valori del mercato.

Basta sostituire alla televisione il termine Internet 2.0, e questo pamphlet di Karl Popper di qualche decennio fa torna drammaticamente attuale.
E' il famoso Cattiva maestra televisione, e vale la pena rileggerlo.

L'esigenza più importante è scoraggiare i bambini dall'usare la televisione come fonte di informazione sul mondo. Però se insistiamo con i nostri figli affinché guardino meno la televisione, dobbiamo offrir loro altre idee su come passare il tempo. [...] I bambini hanno bisogno di più esperienza e meno televisione. [...] La scuola e la famiglia debbono fare meglio di quanto facciano attualmente e a tal fine hanno bisogno di tutto l'aiuto disponibile. Ridurre l'influenza esercitata dalla televisione nella vita dei bambini è un primo passo. Questo passo va fatto subito.


martedì 10 aprile 2018

Duello all'arma bianca

"Gabri e Lele hanno litigato".
"Chi?".
"Gabri e Lele, i miei compagni di scuola".
"Ah. E come mai?".
"Perché tutti e due volevano fidanzarsi con Caro".
"Mmh mmh".
"Allora hanno deciso: si davano un pizzicotto e chi diceva 'ahi' perdeva chi non diceva 'ahi' vinceva e si fidanzava con Caro".
"Ah. Bene".
"Lele ha dato un pizzicotto a Gabri e lui non ha detto niente. Poi Gabri ha pizzicato Lele e lui ha detto 'ahi' così ha perso".
"Ma Caro cosa diceva in tutto questo?".
"Tanto Caro Lele non lo voleva".
"Ah. Bene".
"E tu, sei fidanzata con qualcuno?".
"No".
"Benissimo".

venerdì 30 marzo 2018

I delitti della vedova rossa

In un'estate dei primi anni '90, quando avevo ***ici anni, nella casa del paesino trovai, tra i vecchi gialli Mondadori di mio zio, uno che catturò la mia attenzione. Si chiamava Il lago d'oro e recava nel tondo della copertina gialla, l'immagine di un cadavere accanto a un quadro. Al centro del mistero c'era appunto un dipinto, un tentativo di furto in una lussuosa villa e l'alone del sospetto che aleggiava fra i suoi facoltosi ospiti.
Non ricordo molto altro, se non che il libro mi prese molto, al punto da trascurare una mia amica ospite da me in quei giorni (e che comunque mi avrà perdonata se siamo ancora amiche).
Un po' di tempo è passato, mia madre ha fatto pulizia e i gialli Mondadori sono partiti per altri lidi, ma quel libro mi è rimasto in testa per anni finché, complice Google che oggi permette di dare corpo ai ricordi, sono andata a cercarne tracce. Al momento il titolo non è stato ristampato, tuttavia ho scoperto che il suo autore, John Dickson Carr, è stato un giallista assai prolifico del secolo scorso, tanto che, non potendo la sua case editrice dare alle stampe tutti i titoli che sfornava, usò lo pseudonimo Carter Dickson per pubblicare con la concorrenza.
Tutto questo per spiegare come sono approdata a I delitti della vedova rossa, un intricato giallo che si impernia sul tema della camera chiusa, argomento del quale pare che Carr fosse maestro.
La vicenda ruota attorno a una camera nell'antico palazzo di Lord Mantling, in una Londra degli anni '50, detta appunto della vedova rossa e sigillata da circa ottant'anni, dopo che varie persone vi avevano trovato la morte in circostanze misteriose, probabilmente avvelenate, dopo avervi passato una notte da soli.
Lord Mantling ed alcuni amici vogliono sfatare le voci sulla maledizione che graverebbe sulla camera e decidono di sfidare la sorte: chi pescherà la carta più alta passerà due ore chiuso nella stanza, mentre gli altri, fuori dall'unico accesso, si sincereranno della sua incolumità chiamandolo ogni mezz'ora.
Le carte scelgono l'artista Bender e la prova sembra filare liscia. Bender risponde a ogni chiamata e passate le due ore, quando la porta viene riaperta...è morto, avvelenato, probabilmente subito dopo essere entrato nella stanza.
Ma allora chi ha risposto? E chi gli ha iniettato il veleno mortale?
Ma, soprattutto, come mai la camera dopo essere stata chiusa per ottant'anni mostrava tracce di un recente accesso?
Per fortuna che tra gli ospiti di Lord Mantling c'è sir Henry Merrivale, famoso investigatore (va be', ok, io non lo conoscevo, ma nel libro ci sono parecchi accenni ai suoi precedenti successi investigativi). Sarà proprio lui a spiegare l'inspiegabile, in un giallo parecchio intricato, dove le congetture e le soluzioni (presunte) vanno e vengono con la velocità delle onde sulla sabbia.
Il libro è accattivante, per via dei suoi quesiti apparentemente insolubili, e questo trascina il lettore velocemente fino alla fine, tuttavia in alcuni passaggi ho avuto qualche difficoltà a seguirlo e la sensazione, confrontandolo con i gialli della Christie, è quella di un elaborato piatto di nouvelle cuisine a confronto con una semplice pasta e fagioli. Squisiti entrambi, ma manca quella linearità, quella semplicità, che ti fa percepire come tutto fosse così lapalissiano e ti fa contemporaneamente stupire di non esserci arrivato da solo.
Va dato atto a Dickson, comunque, della sua bravura nel creare "l'atmosfera", la nebbia di Londra e il vecchio palazzo hanno una forte impronta suggestiva e la storia alla base della camera della vedova rossa dà il giusto senso di malessere mescolando con sapienza fatti storici e di fantasia.
Il giudizio quindi, è positivo e non escludo di optare presto per un altro titolo a firma Dickson/Carr.

I delitti della vedova rossa di Carter Dickson, Polillo editore, traduzione di Giovanni Viganò

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

lunedì 26 marzo 2018

Pausa pranzo

Sono nove, affiatate, si conoscono da buona parte della loro vita. Sono giovani, qualcuna veste più sofisticata, qualcun'altra casual, ma tutte di tendenza, tant'è che indossano tutte delle polacchine.
Sedute nella luce diafana di questo marzo pazzerello, una finestra a illuminare il tavolo sul quale consumano il pranzo, chiacchierano. Di maschi. Di coppie che popolano altre stanze del posto in cui trascorrono quasi ogni mattina assieme.
"Giulio sta con Sara".
"Ma lui è più piccolo di lei".
"Già".
"E voi -  mi intrometto tra quei nomi per me sconosciuti - siete fidanzate?".
Qualcuna alza la mano, "Io sì" dice una sillabando un nome.
"No non so come fai a stare con lui - dice un'altra - io l'ho avuto vicino ed era insopportabile".
"Lascialo - sentenzia una terza - si scaccola!".
"Anche io ero fidanzata" mi rivela quella che riteneva insopportabile il fidanzato dell'amica "ma poi mi sono lasciata e ora sono single".
"Che significa single?", mi domanda la Lolla.

Sono nove, si conoscono da quando avevano più o meno tre anni e la più grande di loro sta per compierne otto. Hanno percorso già cinque anni assieme, crescendo e cambiando tra i banchi di scuola.
Sono le compagne della Lolla. Averle tutte a pranzo, e sentirle parlare, è un'esperienza indicibile. Sono piccole donne, sono la proiezione di quello che potranno e vorranno essere.

venerdì 23 marzo 2018

Sette anni

Alle volte ti guardo dormire, la sera, spersa nel grande letto e ammiro quel tuo sonno placido, spavaldo, che da sempre ti accompagna e ti permette di riposarti comunque e dovunque.
Alle volte ti guardo camminare e mi chiedo che donna sarai, un giorno. Se i tuoi capelli saranno ancora lisci, come li porterai. Se affronterai la vita con gli stessi sorrisi che oggi elargisci con generosità, accompagnati da quel ggh così bambinesco, rigurgitante felicità.
Ultimamente sembri timida quando incontri persone nuove. E' un lato insolito di te, forse perché stai cambiando e, nonostante ti consideri ancora la mia piccola, nonostante quel dito in bocca di cui proprio non riesci a fare a meno, nonostante ti piaccia essere la cucciola di casa, dovrò accettare di veder crescere la mia bambina.
Sei così diversa, tu. Non hai i miei timori a frenarti, affronti ogni cosa col sorriso sulle labbra e se qualcuno ti ferisce, ne parli, fino allo sfinimento. Magari versi qualche lacrima, ma consolarti è facile. Vuoi bene a tutti, ma a volte mi sembra che non ti leghi a nessuno se dimenticare chi ti ha fatto del male è così facile. Ti bastano pochi punti fermi. E via.
Sei sicura di te e anche quando non lo sei, sai venderti bene.
A volte ti guardo camminare e mi chiedo che donna sarai. E già ti ammiro, per essere così diversa da me, nonostante me.
Mi chiedo se conserverai quei lati così capricciosi del tuo carattere che si scatenano ai primi accenni di stanchezza. Quel tuo impuntarti per un nonnulla, quei pianti a dirotto che si concludono a volte con un abbandono rancoroso al sonno. Poveretto chi ti piglia, penso in questi casi.
Ma per fortuna è ancora presto. E mentre le tue amichette cambiano e scambiano fidanzatini, tu guardi con distacco ai problemi di cuore e ne parli ridendo. "F mi ha detto che M mi ama", mi hai raccontato l'altro giorno. Chissà se tra qualche anno sarò ancora la tua confidente.
Per adesso ti osservo dormire, la notte. Guardo quel corpicino che si è allungato tanto nell'ultimo anno e che non riesco più a portare in braccio e penso che va tutto bene. Che va bene come sei, anche se magari ogni tanto mi dimentico di dirtelo.
Tanti auguri, figli mia.

giovedì 22 marzo 2018

Scambio equo

"Lolla, quest'anno saltiamo il tuo compleanno. Facciamo che avrai sei anni ancora per un anno, va bene?".
La Lolla, offesissima "E allora tu papà rimarrai per sempre a quarant'anni!".
Affare fatto!

venerdì 16 marzo 2018

Padri e figli

Il giovane Arkàdij, fresco di laurea, torna dopo un'assenza prolungata nella tenuta del padre portando con sé il compagno di studi Bazàrov. Nonostante l'enorme gioia suscitata dal ritorno del ragazzo, sin da subito si delineano le differenze nel modo di pensare di giovani e vecchi. Arkàdij, trascinato dall'esempio del carismatico amico, fa parte dei nichilisti, coloro che non credono e non rispettano niente e si scontra con l'attaccamento alle tradizioni del buon padre e, ancor di più, dello zio Pàvel, soldato in pensione, rigoroso conservatore, per il quale senza principi "non si può muovere un passo, non si può nemmeno respirare".
Per sfuggire al clima teso venutosi a creare a Mar'ìno, i due amici decidono di andare a trovare i genitori di Bazàrov, ma prima di arrivare, per una serie di circostanze si ritrovano ospiti della giovane vedova Odincòva che metterà in crisi lo sprezzante Bazàrov. Infatti, in barba a tutte le sue filosofie in base alle quali un uomo che punta la sua vita sull'amore "non è più uomo, ma solo un essere di sesso maschile", il ragazzo si ritrova inspiegabilmente innamorato di lei. Rifiutato dalla bella vedova, torna dai genitori dove cercherà di riprendere studi e riflessioni, con un senso di inutilità ad opprimerlo.
Padri e figli è, se non erro, il romanzo più famoso di Ivan Turgenev e mette in scena il tema del conflitto generazionale visto, ovviamente, all'epoca dello scrittore, ovvero a metà dell'Ottocento.
Come molti romanzi russi racconta vicende lontane da noi sia per epoca che per trazioni, essendo la cultura russa diversa sotto molti aspetti da quella dell'Europa Occidentale. Tuttavia la grandezza della letteratura russa sta, a mio avviso, nella capacità dei suoi scrittori di trattare temi senza tempo, riuscendo a colpire la sensibilità del lettore contemporaneo.
Se non si è capito, insomma, amo molto gli scrittori russi, nel mondo rurale che raccontano, segnato vistosamente dalle stagioni e dalla natura, aleggia un'anima antica capace di parlare anche a noi. Tuttavia Padri e figli, per quanto tratti di un tema che si ripropone sempre, ovvero il conflitto generazionale, mi è sembrato al di sotto di tanti altri capolavori della letteratura russa. I due giovani protagonisti non risultano simpatici: inesperto e ingenuo Arkàdij, che si fa trascinare dall'amico, superbo e parolaio Bazàrov, che non si capisce, alla fin fine, dove voglia andare a parare.
Sicuramente i quasi due secoli passati influiscono sulla resa, ma la sensazione è che ci sia qualcosa di incompiuto.
Restano, comunque, le meravigliose descrizioni dei personaggi e degli ambienti e la capacità di Turgenev di fondare il romanzo prevalentemente su dialoghi in grado di delineare con precisione chirurgica i protagonisti.
Insomma, non resterà tra i miei russi preferiti, ma alla fine, se vi piace il genere, ne vale sempre la pena.

Padri e figli di Ivan S. Turgenev, Crescere edizioni, traduzione di Franco Romanini

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

lunedì 12 marzo 2018

Potenza dei social

Non sono una persona molto social, uno dei pochissimi strumenti che utilizzo è Whatsapp, per il resto se per esempio oggi Facebook implodesse a livello globale, perdendo tutti i dati contenuti, la mia vita non cambierebbe di una virgola.
La scorsa settimana scorrevo le chat di Whatsapp alla ricerca di un contatto quando, leggendo un nome, ho avuto un tuffo al cuore. La persona con cui avevo chattato, otto giorni prima, era morta da poco e proprio quel giorno ero stata al suo funerale. E' stata una sensazione stranissima, rendersi conto che quelle erano le ultime parole che ci eravamo scambiate, la nostra ultima conversazione impressa per sempre sul telefono.
Ancor più strano, forse agghiacciante, pensare che quel nome sarebbe rimasto nella mia rubrica, muto. Da quel numero non sarebbe arrivato più alcun messaggio. Una sorta di trampolino proteso verso il silenzio.
Per un istante ho pensato di rileggere le nostre vecchie conversazioni. Un'idea fugata subito dalla consapevolezza che un gesto simile non avrebbe apportato alcun beneficio.
Potenza dei social, che ti permettono di sentire vicino chi è lontano, ma che lasciano una scia di conseguenze emotive ancora tutte da scoprire.

venerdì 2 marzo 2018

Franken - Meme di Nocturnia 2017

Qualche giorno fa Maris, autrice del blog Cara Lilli, mi ha fatto la piacevole sorpresa di nominarmi per una categoria del Franken-Meme di Nocturnia, un'iniziativa del blog di Nick Paris per indicare i blog simbolo dell'anno appena trascorso.
Così ringraziando la cara Maris per avermi scelta per la categoria Meritevoli di emergere, mi accingo, in quanto nominata, a partecipare a mia volta, stilando la mia personalissima lista, con i blog che a mio parere hanno più di tutti caratterizzato il 2017.


MUST!

Tra i blog che vado subito a leggere non appena c'è un nuovo post, non posso non nominare la Vita secondo la Puff, perché lo stile graffiante e caustico con cui analizza la vita quotidiana è un vero toccasana.

MENZIONE D'ONORE

La menzione d'onore va a le parole verranno, il blog di Francesca su libri, viaggi, scrittura, arte che mi piace molto per la precisione chirurgica con cui riesce a sviscerare le sue riflessioni. E poi, non so perché, ma le sue pagine mi infondono tanta serenità.

NEW ENTRY!

Quest'anno appena trascorso ho imparato a conoscere Priscilla di DATEMI UNA "M". Mamma, lavoratrice e multitasking come molte donne, Priscilla è uno spirito allegro che analizza la vita con umorismo e sdrammatizza i drammi quotidiani.

MERITEVOLI DI EMERGERE

L'angolo di me stessa è in realtà un blog che esiste già da qualche anno, ma io non lo conoscevo e solo da pochissimo ho iniziato a seguirlo, per cui mi riprometto di recuperare il tempo perduto. E' il blog personale di una mamma che ha girato l'Europa con la sua famiglia per il lavoro del marito. Adesso è a Roma, ma la parola fine non è ancora scritta.

HIGHLANDER

Tiziana è una psicologa romana trapiantata a Miami che negli Usa si è reinventata una nuova vita, e già questo basterebbe per seguirla. Il suo blog ero Lucy è un must da molti anni e, come lei, ha cambiato pelle tante volte, rinnovandosi e rimanendo sempre interessante. In più ha lo sguardo ironico e disincantato dei romani, e non c'è bisogno di aggiungere altro.

BLOGGER, TORNA SUL BLOG!

L'unico difetto che posso evidenziare in si campeggia è che ultimamente scrive molto poco e di ciò mi rammarico perché nelle sue riflessioni sulla vita mi ci rivedo molto e, anche quando non siamo sulla stessa lunghezza d'onda, riesco ad apprezzarla ugualmente. Per cui, blogger, torna sul blog!

DESAPARECIDOS

Ecco, qui potrei stilare una lunga lista, ma preferisco fare una scelta indicando Appunti di mamma, so che la vita spesso ci porta altrove, ma, chissà, a volte si può anche tornare indietro.

E con questo termino la mia lista per il Franken-Meme di Nocturnia, ringrazio ancora Maris per avermi dato l'opportunità di partecipare e non posso che augurare a tutti buona lettura!

lunedì 26 febbraio 2018

Cacca's day

Prima ne ha pestata una, all'uscita di scuola, che giaceva fradicia di pioggia all'angolo della strada insieme ai coriandoli rimasti ormai da Carnevale, e ha inzaccherato una scarpa, suola e tomaia, l'altra scarpa, suola e tomaia, i pantaloni e la tappezzeria della mia macchina.
La postina, che passava in quel momento, si è fermata a osservarmi mentre davo di matto, pensando, chissà, che forse doveva chiamare il Telefono azzurro.
Poi, dopo un bel po' di cambi, strofinamenti e lavaggi, quando pensavo di essermi lasciata il peggio alle spalle, è andato in bagno. E mentre era lì, si è messo a giocare usando un tappo di penna come pallone, saltando nel bagno e, sì lo so, sono cose personali, e non si dovrebbero dire per rispetto della privacy dei propri figli, ma anche alla mer cacca che una madre può sopportare c'è un limite, insomma, ha sporcato di cacca il bordo del wc. E poi, senza accorgersene, ci si è seduto sopra.
E ora, dopo un primo pomeriggio così congegnato, con quel mefitico odore che mi sembra promanarsi da ogni dove, mi sento di dire che quello di oggi è stato proprio il cacca's day.
E almeno a questo sfogo, credo di aver diritto.

P.S.
Signora postina, se mi biasima, posso augurarle solo questo: che al ritorno dal lavoro, anche i suoi figli, se ne ha, le abbiano fatto trovare un wc come quello che ho visto io oggi.
E non aggiungo altro.

venerdì 23 febbraio 2018

Pretty little liars-Unbelievable

Ha finalmente un volto A, il misterioso stalker che per quattro volumi ha perseguitato le diciassettenni Spencer, Hanna, Emily e Aria, liceali della facoltosa Rosewood, in Pennsylvania, che, persi i contatti dopo la scomparsa dell'amica Alison, a distanza di quattro anni, si trovano vittime dei ricatti di una persona che sembra conoscere tutti i segreti rivelati un tempo ad Ali. Peccato che Ali sia morta, il suo cadavere ritrovato proprio poco dopo l'inizio dei misteriosi messaggi minatori, e che A sembri conoscere anche le malefatte più recenti delle ragazze. Chi si  nasconde quindi dietro questa vocale?
Spencer, Hanna, Emily e Aria ci metteranno un po' prima di arrivare alla soluzione, tra nuove minacce, ricordi che riaffiorano sulla serata in cui Alison scomparve, segreti del passato e misteriose coincidenze. Stavolta però le quattro adolescenti sembrano aver imparato quanto A sia pericoloso, meno colpi di testa e più cautela e soprattutto collaborazione per sconfiggere uno stalker che in questo quarto episodio suggerisce e spaventa, ma combina meno guai del solito.
La soluzione arriva a nove capitoli dalla fine. Un po' troppo presto per tenere incollati a un libro che fino a quel momento si era letto tutto d'un fiato. Eppure anche qui le cose non sono sempre come appaiono. A è sconfitto, è vero, ma rimangono tanti misteri ancora da risolvere. 
Come mai la polizia non sequestrò il diario di Alison che, in finale di volume, svela chi avrebbe avuto interesse a ucciderla? E il presunto assassino è davvero l'autore della morte della ragazza? A cosa alludeva Ali quando, poco prima di sparire, riferiva di avere problemi nelle relazioni fraterne? Dopo tutto lei e il fratello Jason erano andati sempre d'accordo. Chi fa la spia con gli zii a cui Emily è stata affidata, contribuendo così a farla tornare a Rosewood? E, soprattutto, come mai le amiche continuano a vedere Alison o ragazze che le somigliano?
Siamo quindi ben lontani dalla fine. Sconfitto un A, un altro sembra profilarsi all'orizzonte, con buona pace delle little liars che pure cercano di rimediare ai loro pasticci e di mettere la testa a posto.
La saga continua e anche se personalmente la abbandonerò per un po', mi riprometto che, smaltita la pila di libri che mi aspetta, il prossimo acquisto sarà il quinto volume della serie. Gli ingredienti per proseguire la lettura, infatti, ci sono tutti.

Pretty little liars-Unbelievable, Sara Shepard, Harper Teens

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

giovedì 22 febbraio 2018

Cari maestri

Un bel po' di anni or sono il padre di un mio amico, all'epoca insegnante di scuola media, si trovò davanti alla difficile decisione di bocciare un alunno che meritava sì di essere fermato, ma che era figlio di un delinquente del paese. Bè diciamola, tutta, era proprio affiliato a una nota organizzazione malavitosa e, insomma, il padre del mio amico temeva che una bocciatura avrebbe potuto scatenare rappresaglie. Senonché, durante il colloquio scuola famiglia, il padre del ragazzo, comprendendo la scarsa propensione del figlio allo studio, invitò l'insegnante a non avere scrupoli e a bocciarlo. Narrano le cronache che il padre del mio amico seguì il consiglio del genitore e proseguì serenamente la sua carriera.
Altri tempi. Oggi basta un rimprovero e il povero insegnante se è fortunato deve pagarsi un avvocato, altrimenti, bé...almeno le cure in pronto soccorso sono gratuite.
Cos'è cambiato, cos'è che ha reso la scuola, e i professori, meno autorevoli?
Una dose di responsabilità ce la dobbiamo prendere noi genitori. A un certo punto della sua carriera di insegnate di scuola media, mia madre non vedeva l'ora di levare le tende, non tanto per gli alunni, quanto per i genitori, diceva.
Un tempo si affidavano i figli ai maestri con la grata certezza che li avrebbero formati col loro sapere. Oggi, diciamocelo, non è sempre così, e alzi la mano chi almeno una volta non ha dubitato delle scelte (e delle capacità) didattiche di un insegnante dei propri figli, quando non le ha addirittura criticate davanti a loro. Degli insegnanti si ha, per vari motivi, sempre meno rispetto, e questo aspetto si tramanda dai padri ai figli.
Ci sono, certo, le dovute differenze. Un'amica mi raccontava che quando lavorava a Verona, i genitori dei suoi alunni prendevano sul serio i richiami rivolti ai ragazzi, mentre da quando è tornata nella nostra provincia, gli alunni sono i primi che se la ridono se lei invia una nota scritta ai genitori e questi ultimi, sempre che si prendano la briga di andare a parlarle, sono sempre pronti a giustificare i figli. Probabilmente il fatto che prima insegnasse in una scuola della buona borghesia veronese e oggi in dei paesoni di periferia ha il suo peso, però, chissà.
C'è poi una perdita di autorevolezza che va imputata alla scuola stessa, rea di aver accorciato le distanze tra professori e alunni in maniera troppo disinvolta. Per carità, non rimpiango i maestri che infliggevano punizioni corporali o che semplicemente terrorizzavano gli scolari con uno sguardo, ma oggi si esagera in un buonismo senza senso, al punto che ho visto insegnanti tremare se venivano scoperte ad alzare un po' la voce con alunni terribilmente maleducati.
Oggi alle insegnanti si dà del tu, si risponde con ironia (se non con insolenza), si trattano come le amiche della mamma, dimenticando una cosa: che non sono zie affettuose, amiche, né tantomeno figure materne. Sono insegnanti.
Cosa dovrebbe fare la scuola per ristabilire i ruoli? Non lo so. A me sembra che i professori abbiano armi spuntate, se adesso anche bocciare è diventato tabù. Che poi qual è la ratio di questa scelta? Forse che non "costringendo" i ragazzi a studiare compiranno più volentieri il loro dovere? Sarebbe come dire che da domani aboliamo le contravvenzioni e i punti sulla patente, certi che questa botta di fiducia porterà i guidatori a essere più responsabili. Sì, certo, crediamoci.
Tra l'altro, io di insegnanti incattiviti che provano gusto a bocciare non ne ho mai conosciuti, anzi, ho sempre notato uno spirito opposto. La bocciatura è una scelta sofferta, fatta in casi estremi, quando non rimane altra scelta. Del resto, il diploma "d'ufficio", a che serve?
Cari ministri, ma voi vi fareste mai curare da un medico che all'università non era obbligato a studiare e che ha superato gli esami perché lo stabilisce la legge? Pensiamoci.

venerdì 2 febbraio 2018

Pretty little liars-Perfect

Da quando tre anni prima la loro amica Alison è scomparsa, i rapporti tra le diciassettenni Aria, Hanna, Emily e Spencer si sono raffreddati. Ognuna di loro frequenta nuove compagnie e solo i ricatti del misterioso A che minaccia di rivelare i loro segreti, segreti che ognuna aveva confessato esclusivamente ad Alison, portano le adolescenti a ritrovarsi nuovamente. Il rinvenimento del cadavere di Alison fa tramontare l'ipotesi che dietro i messaggi minatori ci sia la loro vecchia amica e anche lo strano vicino di casa Toby, al centro dei sospetti, si rivela innocente.
Il terzo volume della serie Pretty little liars, Perfect, inizia poche settimane dopo la conclusione del precedente. Le quattro ragazze continuano le loro vite, lontane l'una dall'altra, sollevate dal fatto che A non si faccia sentire da un po'. La sua, però, è solo una pausa momentanea, per ritornare più aggressivo e pericoloso che mai.
Anche stavolta questa presenza misteriosa sembra sapere tutto di loro, segreti vecchi e nuovi, e non si farà nessuno scrupolo. Contemporaneamente un inafferrabile stalker che spia le case di Rosewood, mette in allarme gli abitanti della cittadina e Spencer comincia a ricordare nuovi particolari sulla sera in cui Alison scomparve, che aveva stranamente rimosso.
Parte un po' a rilento questo terzo volume che, rispetto alla seria televisiva, risente a mio avviso di una differenza sostanziale, ovvero il fatto che le quattro protagoniste non sono più amiche e non possono quindi confidarsi i ricatti di A né tantomeno aiutarsi l'un l'altra.
Rispetto alla versione televisiva, quindi, vediamo Aria, Hanna, Spencer ed Emily, annaspare in solitudine davanti ai fendenti di A che, in questo volume, diventa ancora più spietato. Guardarle annegare così, una cattiveria dopo l'altra, fino a toccare il fondo, mette quasi angoscia, mentre nella serie tv la loro amicizia rende il "gioco" più sopportabile.
D'altro canto le ragazze non riescono a tenersi lontane dai guai. Spencer ha copiato un tema e adesso è in lizza per un prestigioso premio, a meno che qualcuno non scopra il plagio; Aria, ai ferri corti con la madre per averle taciuto i tradimenti del padre, non resiste al fascino di un giovane professore; Emily ha una storia clandestina con una compagna di scuola e Hanna fa di tutto per riconquistare la sua amica Mona, che per un malinteso le ha tolto il saluto. Tutto questo, nell'arco di pochi giorni, una settimana circa.
Insomma, anche loro si danno da fare per non lasciare A senza argomenti di ricatto e nel finale il persecutore approfitterà di questi segreti nel peggiore dei modi. Ma A è umano, dopo tutto, e proprio alla fine commetterà un errore che rischia di svelarne l'identità. Le ragazze sono a un passo dal metterlo fuori gioco, a meno che....
Tensione alle stelle e colpi di scena a gò-gò nell'ultimo capitolo, per invogliare il lettore a non snobbare il quarto volume. Per fortuna che la mia copia di Pretty little liars contiene anche il successivo Unbelievable così non dovrò aspettare per conoscere la continuazione.

Pretty little liars-Perfect, Sara Shepard, Harper Teens

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mercoledì 31 gennaio 2018

Fine della magia?

Questo è un post fuori tempo massimo, ben oltre la zona Cesarini, ma certe cose accadono quando devono accadere e in particolare i figli crescono quando vogliono loro.
Nei mesi scorsi ho tenuto sott'occhio Ieie divisa tra è-ancora-un-bambino-così-ingenuo-per saperlo e figurati-uno-intuitivo-come-lui-se-non-l'ha-capito; ho origliato conversazioni trai suoi compagni del tipo "La mamma mi ha comprato una macchina per fare i pop-corn per Natale" "Allora vedi che Babbo Natale non esiste?" "No che c'entra, Babbo Natale mi porterà qualcos'altro", tutto questo nell'intento di comprendere la sua consapevolezza sulla questione Babbo Natale. Ma niente.
Ho notato solo una certa riluttanza a scrivere la letterina e un calo di entusiasmo e di curiosità per il panciuto signore.
Il fatto è che io alla sua età, da mo' che avevo mangiato la foglia, e non per particolari doti di chiaroveggenza. La mia illuminazione si deve a un Sapientino mezzo scartato, trovato sotto l'albero la mattina di Natale. Che c'azzecca? C'azzecca eccome, perché il suddetto io l'avevo già visto un bel po' di giorni prima mentre mi infilavo sotto un mobile alla ricerca di una pallina. Il pacco aveva da subito attirato il mio interesse e avevo iniziato a scartarlo finché mia madre mi aveva intimato di lasciare stare quel regalo comprato per altri bambini. Ligia com'ero, mica avevo chiesto a cosa si dovesse il regalo, avevo mollato tutto, tanto a Natale mi sarei rifatta.
Sì certo, peccato che quel giorno di Natale, vedendo lo stesso Sapientino, con la stessa carta mezza strappata, un'amara consapevolezza mi abbia avvolta: Babbo Natale non esiste.
Mi sono sempre chiesta se mia madre davvero mi credesse così stupida da non riconoscere il pacco trovato sotto al mobile o se riteneva fossi abbastanza grande per scoprire la verità (sì, ma allora perché non dirmelo direttamente?). Fatto sta che fu un duro colpo da mandare giù. Proprio il giorno di Natale, poi.
Insomma, tornando a Ieie, il dubbio su di lui mi è rimasto, fino a quando qualche giorno fa ha avuto questa conversazione con i nonni materni.
"Nonno, ma quest'orologio me lo hai regalato tu?".
"Io? Macché, Babbo Natale".
"Ma come faceva Babbo Natale a sapere che volevo proprio questo modello qui, nero? Io l'avevo detto solo a te, solo tu lo sapevi".
Ecco.
Quel che mi stupisce è che non mi abbia chiesto nulla (io invece, dopo il Sapientino domandai spiegazioni a mia madre che insisteva sull'esistenza di Babbo Natale) anche se sono contenta che abbia mantenuto il silenzio con la sorella, ingenua e sognatrice fin nel midollo. Io, lo confesso, non fui altrettanto brava, e la prima cosa che feci quel Natale, fu di rivelare (condividere) l'amara verità con le mie cugine. Anche la più piccola, che con me si toglie quasi cinque anni, che si opponeva cocciutamente alla mia tesi.
Ve be', in ogni caso per adesso mi rimane la Lolla da far sognare.
Per adesso? Mi sa che prima o poi le dovrò dire io che Babbo Natale non esiste. Altrimenti potrebbe arrivare con questa illusione sino alla maggiore età.

P.S.
E tuttavia, poiché in seguito alla sua lettera Babbo Natale mi ha regalato un golfino rosa, Ieie ogni volta che lo indosso mi dice felice che quello è il golfino che lui mi ha fatto portare da Babbo Natale. Chi lo sa, forse resiste, tenace, il desiderio di  magia.


sabato 27 gennaio 2018

L'importanza di ricordare

L'anno scorso il paesello dove viviamo intitolò i giardini della scuola a uno degli agenti della scorta di Giovanni Falcone, nostro conterraneo. Per l'occasione furono invitate alla cerimonia alcune classi, tra cui quella di Ieie.
Al ritorno Ieie mi raccontò della sorella e della vedova dell'agente che erano presenti alla dedicazione. Mentre la seconda sembrava felice (dove per felice immagino che il bambino intendesse che era serena, sorridente), la sorella, no, tanto che si era messa a piangere. Mi sorprese come Ieie avesse colto queste sfumature, lui non sapeva tradurre in un discorso logico quel che aveva visto, il modo con cui ognuno di noi affronta il dolore, ma era evidente che quell'esperienza lo aveva toccato.
L'altro giorno al Tg mostravano i resti dell'auto della scorta di Falcone, che fino a fine mese sarà esposta a Roma. Mentre la telecamera indugiava su quell'ammasso di lamiera contorta, Ieie è entrato in cucina e il suo sguardo si è inchiodato, stupito, sullo schermo. Quando gli ho chiesto cosa fosse, mi ha subito risposto ricordando il nome dell'agente e questo fatto mi ha colpita.
Quando penso alle stragi che hanno insanguinato la storia italiana mi viene una gran rabbia, perché le nostre istituzioni, e anche molti di noi, quei sacrifici non se li sono meritati. Perché mi chiedo amareggiata a cosa sia servito versare il sangue di tanti innocenti.
Poi però penso a Ieie e ai bambini, che sono la nostra speranza, il nostro futuro. E' a loro che bisogno puntare, è a loro che bisogna raccontare, ricordare. Perché sono migliori di noi e sapranno dare corpo a quei sentimenti buoni, che noi abbiamo sepolto sotto uno strato di rassegnazione.
Per cui, che sia la Shoah o la strage di Capaci, ben venga il racconto. Se ne parli a scuola, se ne parli in famiglia, i ragazzi sapranno cogliere, ognuno secondo le proprie capacità, perché, come mi ripeto, "semina, semina, che qualcosa raccoglierai".


venerdì 26 gennaio 2018

Polvere negli occhi

Rex Fortescue, uomo d'affari dagli scrupoli limitati, muore nel suo ufficio poco dopo aver sorseggiato il consueto tè del mattino. La causa, avvelenamento, è chiara sin dal principio. Meno evidenti sono l'autore e il movente dell'omicidio. Si pensa subito alla giovane moglie Adele, tanto bella quanto poco incline a nascondere i suoi amori clandestini, e la pista sarebbe anche buona se non fosse che Adele poco dopo fa la stessa fine del marito, seguita a ruota da un membro del personale della loro sfarzosa villa.
Chi si nasconde dietro questi delitti? La polizia mette sotto torchio gli abitanti della casa, i figli di Rex l'avaro Percival, la pecora nera Lance e la giovane e sventata Elaine, le nuore e il personale di servizio, ma senza fortuna. Chi ha un movente non avrebbe avuto modo di compiere il delitto e chi avrebbe potuto non aveva motivi per macchiarsi di ben tre morti. A meno che... a meno che l'arrivo di Miss Marple, in diretta da St. Mary Mead per vendicare l'omicidio di una sua conoscenza, riesca a svelare scenari che la polizia non aveva preso in considerazione.
La nostra vecchietta resta in secondo piano questa volta. Arriva dopo un bel po' di capitoli e anche le sue indagini sono appena accennate. Quasi inesistenti i suoi famosi monologhi sui tipi umani, eppure è sempre e solo dalle sue parole, in particolare dai colloqui che intrattiene con l'ispettore Neele, che le tante trame del giallo si sbrogliano mostrando l'esistenza di più piste parallele, ognuna, a suo modo, valida.
Quello che accomuna questa trilogia, C'è un cadavere in biblioteca, Un delitto avrà luogo e Polvere negli occhi, è proprio l'esistenza di presunti colpevoli che, pur essendo effettivamente presenti, colpevoli non sono, insomma c'è una bella dose di mistificazione che rende più appassionanti questi romanzi dipanandoli su molteplici livelli narrativi, con svolte del tutto imprevedibili.
In Polvere negli occhi, poi, si rimane sino alla fine con un senso di incompiuto, di non risolto, che la Christie è abilissima nel trascinare sino alla fine. Il colpo di scena, insomma, è servito.

I grandi casi di Miss Marple-Polvere negli occhi, Agatha Christie, Oscar Mondadori, trad. di Grazia Maria Griffini

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giovedì 25 gennaio 2018

Il sacro fuoco dell'arte

"Sai nonna, oggi mentre eravamo a teatro, per poco non mi facevo la pipì addosso".
"Oh mamma mia Lolla, e perché non l'hai fatta a scuola prima di uscire?".
"Perché non mi scappava".
"E a teatro invece ti scappava?".
"Sì. Io, quando sono a teatro, mi viene da fare la pipì perché mi emoziono".

venerdì 19 gennaio 2018

Un delitto avrà luogo

"Un delitto avrà luogo venerdì 29 ottobre alle 18.30 a Little Paddocks. Si pregano gli amici di voler prendere nota di questo avvenimento che non sarà più ripetuto".
L'annuncio pubblicato sulla Chipping Cleghorn Gazette lascia tutti molto perplessi. Che si tratti di uno scherzo? La pensano così i residenti di Little Paddocks. Né la padrona di casa Letitia Blacklock, né i sui ospiti comprendono il significato dell'annuncio. Ma sicuramente i vicini, incuriositi da quella strana convocazione, alle 18.30 arriveranno a far visita, per cui meglio non farsi trovare impreparati e allestire un piccolo rinfresco.
E infatti alle 18.30 il salotto di Little Paddocks è pieno di amici e conoscenti. Tutti sono ansiosi di sapere cosa succederà, sebbene non vogliano ammetterlo, quando, improvvisamente, un blackout fa da sfondo a un tentativo di rapina e poi alla strana morte dello sconosciuto rapinatore.
Sembrerebbe un furto andato a male, se non fosse che alcuni particolari non tornano e c'è chi è convinto che in realtà il rapinatore volesse uccidere Letitia. Per fortuna che a Chipping Cleghorn c'è Miss Marple, in visita ad alcuni amici, altrimenti sarebbe dura per la polizia risolvere il caso e arrestare un assassino in libertà.
Mai ripetitiva, mai banale, in ogni romanzo Agatha Christie alza l'asticella e ci propone un rompicapo diverso e più difficile. Questa volta, poi, la bravura dell'autrice sta nel disseminare il romanzo di piccole incongruenze che saltano agli occhi del lettore (una in particolare, per quel che mi riguarda) e che servono a Miss Marple per sbrigliare il mistero, ma che noi, presi dalla narrazione, sottovalutiamo o tendiamo a giustificare in altro modo.
Nessuno è come sembra a Chipping Cleghorn e i colpi di scena si susseguono uno dopo l'altro, in un romanzo che, mai come in questo caso, fa tornare in mente le atmosfere e il personaggio della celebre Signora in giallo, tant'è, sarà un caso, che uno dei poliziotti si chiama Fletcher, come la mitica Jessica.
Ora, io qualche consiglio ve l'ho dato, mettetevi alla prova e cercate di risolvere questo giallo. Anche se non ci riuscirete, sono certa che vi divertirete un mondo.

I grandi casi di Miss Marple-Un delitto avrà luogo, Agatha Christie, Oscar Mondadori, trad. di Grazia Maria Griffini

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venerdì 12 gennaio 2018

Leggiamolo insieme-Il meraviglioso mago di Oz

Come invogliare i propri figli a leggere: 
1) Approfittare di una lettura sul libro scolastico, per incuriosirli sulla storia di una certa Dorothy che incontra e libera, uno spaventapasseri parlante.
2) A distanza di tempo, ma non troppa, ritornare sull'argomento, e raccontare che su Dorothy e il mago di Oz ai tuoi tempi esisteva un cartone animato, con tanto di sigla. Cantarla e magari fargliela ascoltare con l'ausilio di una vecchia musicassetta.
3) Dopo aver solleticato a sufficienza la loro curiosità, chiedere se sarebbero interessati a leggere la storia del mago di Oz. La risposta affermativa è assicurata.
E' così che Il meraviglioso mago di Oz è entrato a casa nostra per una lettura collettiva mamma-figli che ha richiesto sì due mesi (Ieie sempre riottoso anche perché, credo, stare fermo ultimamente poco gli si addice, sebbene poi a lettura iniziata si avvicinasse ad ascoltare), ma che mi ha dato la soddisfazione di affrontare insieme un classico della letteratura per ragazzi. Sulla materia, tra l'altro, posso vantare un'ignoranza da primato. Di classici per l'infanzia ho letto poco e niente perché troppo presa da fumetti, libri didattici e da Gianni Rodari, uno dei pochi autori che da bambina ho letto e riletto con passione. Così questa lettura è stata una scoperta anche per me, che della storia di Dorothy, spedita da un tornado dal nativo Kansas al regno di Oz, sapevo più o meno tutto. 
Quello che ha colpito i bambini, prima ancora di leggere il libro, è stata la compagnia che affianca Dorothy nel viaggio verso Oz, alla corte del mago che potrebbe aiutarla a tornare a casa: uno spaventapasseri bisognoso di un cervello, un uomo di latta che vuole amare e un leone codardo in cerca di coraggio.
Il libro sprizza inventiva e fantasia ma, devo dire, per me che ormai ho affrontato letture più moderne, pecca un po' nella narrazione. Siamo ormai abituati a colpi di scena, ritmi serrati che tolgono il fiato e misteri così fitti che non riesci a staccarti dalle pagine, il mago di Oz, da questo punto di vista, risente degli anni accumulati.
Rimane comunque un punto di riferimento quando si parla di letteratura fantastica, non solo perché ha ispirato tanti altri autori (il platano picchiatore e Aragog di Harry Potter trovano qui illustri predecessori), ma anche perché i personaggi di Oz sono entrati a far parte dell'immaginario collettivo e non è difficile, come Ieie e la Lolla hanno constatato, trovarne riferimenti nella cultura moderna.
Sono rimasta sorpresa dal fatto che gli elementi che consideravo i colpi di scena del libro, e che avrebbero dovuti colpirli maggiormente (lo smascheramento di Oz e il modo con cui Dorothy torna a casa), li abbiano in realtà lasciati abbastanza tiepidi. Quando ho chiesto loro cosa gli fosse piaciuto, Ieie, che ha un'avversione incontrollabile per i cattivi, ha optato per lo scioglimento della strega, mentre la Lolla, bambina impastata con la fantasia, ha sentenziato che le sono piaciute tutte le streghe, buone e cattive, e le scimmie volanti. Sono rimasti molto attratti, inoltre, dalle illustrazioni, che sono quelle originali, sintomo del fatto che ancora hanno bisogno di libri illustrati.
Per concludere abbiamo anche visto Il grande e potente Oz, che i bambini hanno seguito con attenzione e stupore.
Il mio progetto di leggere assieme continua con un nuovo titolo (per loro, non per me). Non so quanto impiegheremo stavolta, ma confido in un apprezzamento massimo da parte dei bambini.

Il meraviglioso mago di Oz, Lyman Frank Baum, Gribaudo, trad. di Stella Sacchini

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domenica 7 gennaio 2018

Presicce

E così le feste volgono al termine. Mai come quest'anno posso dire che sono volate. Mai come quest'anno le decorazioni, il pandoro e le tombolate sono stati una parentesi che mi sono goduta ben poco. Si fanno tanti progetti in vista del Natale, poi basta un'influenza e tutto va a monte.
La prima settimana è passata così, chiusi in casa, con i programmi stilati nei giorni precedenti, andati in fumo come i botti di San Silvestro.
Che poi quello che più mi è dispiaciuto, e mancato, è stato proprio lo stare insieme, il rivedere le persone lontane, piacere di solito concesso dai tempi lenti e dalle lunghe vacanze natalizie.
Ma tant'è. Quantomeno la seconda settimana di feste ci ha regalato un paio di piacevoli giornate sulla neve, buon cibo  e altrettanto buona compagnia, per cui qualche ricordo ce lo siamo portato a casa.
Prima che il lungo ponte natalizio iniziasse, comunque, siamo riusciti a visitare quel borgo che in uno spot on line, un famoso cioccolatino italiano aveva rivestito a festa di tante lucine.


Poiché il borgo, che è Presicce, è proprio nella mia provincia, ne abbiamo approfittato per fare i turisti "in casa" e abbiamo partecipato a un tour nel centro storico del piccolo paese, organizzato dalla locale pro loco. E' stata davvero una scoperta, bella per giunta. Non solo perché il giro era realizzato con cura, con una guida competente e animata da tanta passione nel raccontare la storia del proprio paese, ma soprattutto perché per quanto crediamo di conoscere certi ambienti e tradizioni nostrane, come quella olearia, in realtà quello che sappiamo è solo superficie, mentre nel fondo della memoria restano storie lontane eppure attuali, soprattutto in questi tempi in cui la xylella minaccia di distruggere la produzione olearia locale nell'indifferenza generale.
E' il caso della storia di Presicce che, fino all'avvento dei combustibili fossili, era uno dei centri più importanti per la produzione dell'olio lampante, quello utilizzato in passato per accendere i lumi. Alla corte inglese e a quella dello zar danzavano alla luce dell'olio presiccese, ignorando dove si trovasse questo piccolo paese che con i suoi oltre venti frantoi sotterranei, riempiva le stive dei velieri in partenza da Gallipoli e diretti in tutta Europa. E' storia vera, scritta nei registri dei frantoi, ed è un peccato che noi, che in questi territori siamo nati e cresciuti, spesso ne siamo all'oscuro.
Il tour, che ci ha portato tra palazzi, cortili e musei, fino ad arrivare nella piazza di Presicce illuminata, è stato veramente interessante e lo consiglio ai tanti turisti che ultimamente decidono di visitare il Salento. Si tratta di un itinerario meno noto, magari lontano dai percorsi più battuti, ma ne vale davvero la pena se si vuole conoscere la storia, quella vera che trasuda fatica, profumi e passione, di un territorio.

Per informazioni qui