giovedì 23 marzo 2017

Buon compleanno

Anche quest'anno, puntuale come al solito, la tua calla ha fatto un fiore. Ricordo che ne aveva parecchi quando, sei anni fa, ce la regalarono per la tua nascita. Ma anche uno solo va bene, purché sbocci per il tuo compleanno.
Sono sei, quindi. L'età giusta per andare a scuola. Ma a scuola tu ci vai da un pezzo, e senza problemi. L'hai voluta tu questa sfida, nonostante i miei timori, e sei stata all'altezza, perché non è sempre vero che quando i bambini chiedono qualcosa lo fanno solo per capriccio.
Dicono spesso che mi somigli, ma ogni volta che ci mettiamo guancia a guancia davanti allo specchio a fare le boccacce non vedo miglioramenti: non trovo niente di me in te. E non solo nell'aspetto, ma anche nel carattere. Sì, qualche volta colgo una sfumatura, un piccolo accenno che rimane impigliato nella rete fitta delle tue chiacchiere. Ma basta a giustificare questa presunta somiglianza? Secondo me, no.
E allora buon compleanno a te, bambina sempre allegra. Bambina affettuosa che elargisce e attira abbracci.
Buon compleanno a te, che già si vede che sarai determinata e coraggiosa.
Buon compleanno a te che dici di essere il guerriero dragone che non ha paura di nulla.
Buon compleanno a te che l'altro giorno mi hai vista andar di fretta, e, senza che dicessi nulla, sei stata l'unica ad aiutarmi a sparecchiare. Da sola, in autonomia.
Buon compleanno a te, che magari ti rattristi se un'amica ti fa uno sgarbo, ma che sai reagire e trovi il coraggio per andare avanti.
Buon compleanno a te, che hai la testa piena di sogni, di idee, di fantasie e io lo vedo dallo sguardo intento e brillante con cui ti perdi nei tuoi giochi, da quelle manine che ricacciano indietro i capelli e si agitano indaffarate.
Buon compleanno perché penso a queste cose e trovo poco di me in te.
E forse mi piaci proprio per questo.

martedì 21 marzo 2017

Passossesioni

Non sono mai stata una grande appassionata di calcio, sia messo agli atti, ma in alcuni periodi della mia vita l'ho seguito, anche con una discreta attenzione. Succede periodicamente con le competizioni internazionali, i Mondiali o gli Europei, e poi, come si dice, se non  puoi sconfiggerli fatteli amici. E' così che, nella mia gioventù, quando la tv ogni mercoledì sera era sintonizzata sulle coppe, per allentar il tedio che mi assaliva chiedevo lumi a mio padre, unico appassionato di calcio e unico che seguisse le partite in tv, facendomi spiegare cosa fosse un fuorigioco o come funzionasse un campionato a punti o a gironi.
Questo bagaglio mi è poi servito negli anni dell'università, quando qualche domenica con gli amici si andava allo stadio, nella nostra città o a Roma, dove studiavo, in quel maestoso Olimpico quando accoglieva la squadra della nostra città natale.
Poi mi sono fidanzata, e sposata, con un uomo che del calcio sa a malapena che si gioca con un pallone e anch'io ho abbandonato per sempre quel mondo. Se mai ne fossi stata parte.
L'anno scorso i compagni di scuola di Ieie si sono iscritti in massa a scuola calcio. Lì per lì la cosa non ha solleticato mio figlio che pareva aver preso dal padre. Noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo, ché l'idea di uno sport all'aria aperta anche d'inverno, alle tre del pomeriggio, mica ci faceva felici. Poi, più per emulazione che per passione, Ieie ha ventilato l'ipotesi di iscriversi a calcio, ma senza troppa convinzione. A giugno, dopo il primo giorno di campo scuola, Ieie è tornato a casa scocciato perché i suoi amici passavano il tempo a tirar calci a un pallone. Il secondo giorno di campo scuola, l'ho dovuto tirar via per la maglietta: erano andati via tutti e lui continuava a scagliare palloni sugli alberi della pineta con vivo rammarico delle animatrici.
Da lì è stato un crescendo. A scuola calcio non è potuto andare nemmeno quest'anno, per incompatibilità di giorni e orari, tuttavia a casa nostra è sbarcato l'album delle figurine dei calciatori, seguito da una marea di palloni di ogni foggia e dimensione. 
E poi c'è tutto il contorno. Video giochi sul calcio. Tv sintonizzata su Rai sport o dovunque ci sia un match in corso, di qualunque squadra. Partite in giardino o, se il tempo non lo consente, tiri in casa con una pallina piccola. E, quando tutti i palloni sono stati sequestrati onde evitare la distruzione della mobilia, tiri in solitaria con una pallina di carta o con la gomma da cancellare.
Questo, attualmente, il tenore dei discorsi con mio figlio.
"Mamma sai chi è Dessena?".
"No tesoro, non ne ho idea".
"Mamma sai perché Nainggolan viene chiamato il ninja?".
"No, Ieie non ne ho idea".
"Mamma ma di dov'è Dzeko?".
Vi risparmio la risposta, che è sempre la stessa.
"Ieie, non ti schiacciare così il cappello se no ti vengono le orecchie come Andreotti".
Lui, stupito e felice, "Andrea Belotti? Perché mi vengono le orecchie come Andrea Belotti?".
"Ma chi è Andrea Belotti???".
"L'attaccante del Torino".
L'unico aspetto positivo è che, essendo il campionato italiano infarcito di giocatori stranieri, Ieie mi chiede informazioni su Paesi e città estere, e almeno così facciamo un po' di geografia.
Per il resto il nonno, quello appassionato di calcio, l'altro giorno ha sentenziato "Ora basta Ieie, non puoi pensare sempre al calcio!".
Ecco.

mercoledì 15 marzo 2017

Maschi vs femmine

Circa due anni fa, Ieie alle prese con i compiti di prima.
"Ieie, tesoro, cancella e vai a capo non puoi uscire ogni volta dai margini".
"Va be' mamma, solo questa volta".
"No! Non è solo questa volta. Guarda! Sono più le volte che sei uscito dal margine che quelle che lo hai rispettato, guarda che disordine! Cancella e riscrivi".
"Uffa!".

"Hai finito?".
"Sì, ho fatto possiamo andare".
"No ma scusa, ma a te sembra colorato bene? E' pieno di spazi bianchi, sono più gli spazi bianchi di quelli colorati. Dai per favore, riempi questi buchi di colore".
"Uffa mamma!".

Oggi, la Lolla, stessa situazione.
"Mamma così si va a capo?".
"Amore, non puoi dividere in sillabe, non lo avete ancora studiato".
"Ma la maestra lo fa".
"Perché sa come si fa. Non andare a capo, finisci di scrivere la parola".
"No devo andare a capo, se no esco dal margine".
"Tesoro, mancano solo due lettere, fa niente se esci dal margine".
"La maestra non vuole".
"Va be', ma guarda non sei mai uscita dal margine, solo questa volta. Dopo stai attenta e se vedi che una parola non entra nella riga vai a quella dopo".

"Lolla, sbrigati, dobbiamo andare".
"Devo colorare gli abachi".
"Ti do una mano?".
"Va bene...mamma non così, non devi lasciare spazi bianchi se no la maestra si arrabbia!".

Oggi, al ritorno da scuola.
"Ieie non voglio sentire più queste brutte parole, è chiaro!!??? Ma poi scusa, da chi le senti?".
"Dai miei compagni".
"Va be' e tu non le ripetere".

"Lolla perché piangi?".
"Ho litigato con G.".
"Oh e perché hai litigato con la tua amichetta?".
"Perché io le ho detto che non doveva dire una parolaccia, e lei invece l'ha detta!".

Il Dna è lo stesso. E anche l'educazione. Possibile che dipenda tutto da quel minuscolo cromosoma Y?

lunedì 13 marzo 2017

Punti di vista

Non ho avuto tachicardia, allucinazioni o vertigini come nella sindrome di Stendhal, però mi sono commossa e ho pianto.
E' successo a metà della mostra, arrivata a questo dipinto, dopo che ne avevo visti già un bel po'.
Erano tutti belli, così perfetti da aspettarti di poter prendere un chicco d'uva e portarlo alla bocca, o da temere che un uovo sarebbe rotolato dalla ciotola.


Ma forse vedere il mare, il mio mare, rappresentato così bene, imprigionato nella tela con una minuzia di dettagli da illuderti di averlo finalmente catturato, mi ha suscitato un'emozione talmente intensa da farmi piangere.
Ogni tanto è bello nutrire anche lo spirito, fare il pieno di bellezza, e l'arte ha il grande potere di sollevare l'anima. Noi ce ne dimentichiamo, ma agli antichi doveva essere un concetto ben chiaro se tappezzavano le loro città di opere che ricordassero a tutti il potere del bello.
Questo fine settimana siamo stati a Pescara, un'occasione presa al volo, una toccata e fuga a visitare una mostra che raccoglie alcuni quadri di Luciano Ventrone, pittore conosciuto per caso qualche anno fa attraverso un servizio giornalistico.
La stessa casualità mi ha fatto imbattere in questa mostra, occasione quasi unica per apprezzare dal vivo le opere magnifiche di questo artista.
Per me, che da ragazza passavo ore a disegnare e colorare rammaricandomi di non avere qualcuno che mi insegnasse l'arte del dipingere, o semplicemente rassegnandomi all'idea di non avere il talento per raffigurare la realtà, non dico con perfezione, ma quantomeno con dovuta maestria, ammirare questi dipinti, soffermarmi davanti a cesti, reti, chicchi di melagrana e filamenti di agrumi riportati sulla tela con una veridicità da farti dubitare che si tratti di un dipinto, è stata un'emozione unica. Peccato solo aver dovuto allontanarmi da tanta bellezza.
Per chi vuole approfittare dell'occasione di vedere tutte insieme alcune opere di Luciano Ventrone (una parte dei quadri esposti appartiene a collezionisti), o semplicemente per chi vuole conoscere questo artista, Punti di vista è al museo delle Genti d'Abruzzo, fino al 4 aprile.

venerdì 10 marzo 2017

Il primo libro

Non è il primo che ha ricevuto. Né il primo che ha scelto in libreria. E, a ben pensarci, nemmeno il primo che ha letto.
Il primo libro di mia figlia è quello che, per la prima volta, ha scelto e poi letto da sola per intero, un'emozione per me enorme se si pensa che fino a poco tempo addietro eravamo ancora a LA MI-A CA-SA E' BE-LLA.
E' successo un po' di settimane fa, dopo una rappresentazione in una libreria per bambini, nell'angolo delle prime letture, dove avevo trascinato una Lolla in piena sindrome da "mi compri una cosa?". Siccome ai libri non so dire no, siamo scese al compromesso di un librino economico e lei si è fatta catturare da un dorso violetto, il titolo era troppo piccolo per riuscire a leggerlo, che si è scoperto corrispondere a una copertina con una farfalla nera.
Devo ammetterlo, io avrei optato per qualcos'altro, ma dopotutto era il suo libro e la scelta si è rivelata azzeccata. Il farfallo innamorato, questo il titolo, fa parte della collana Bollicine della Giunti Kids, ed è l'ideale per chi, come mia figlia, ha lasciato la sillabazione dietro l'angolo. La Lolla fa ancora fatica a leggere un testo dall'inizio alla fine, eppure con questo ci è riuscita. Ok, la prima volta gliel'ho letto io, ma poi ha fatto da sola, senza stancarsi e, anzi, divertendosi. 
Ecco cos'è che, secondo me, rende questo libro particolarmente indicato per chi ha appena iniziato a leggere.
1) IL TESTO: è scritto in stampatello maiuscolo, le frasi non sono troppo lunghe e unisce alla prosa parti in rima con uno stile nonsense che mi ha ricordato Rodari e che ai bambini piace molto.
2) LE ILLUSTRAZIONI: colorate, spiritose, si mixano perfettamente al testo. I miei bambini hanno ancora bisogno di vedere immagini accanto alle parole e la Lolla ha apprezzato molto quelle che corredano questo libro, analizzandole con curiosità.
3) LA STRUTTURA: il farfallo innamorato va alla ricerca della sua biccicalla e nel farlo entra in vari negozi, seguendo uno schema che si ripete ogni volta uguale eppure diverso. La ripetizione, la ciclicità, sono un altro aspetto che i bambini gradiscono.
Infine, last but not least, alla Lolla è piaciuto anche il frontespizio dove, oltre a uno spazio per il nome dell'autrice e uno per quello dell'illustratrice, ce n'è un altro da completare con i dati del lettore/lettrice, aspetto da non poco conto per chi, come lei, comincia ad avventurarsi da sola nel mondo della lettura.
"Ma cos'è che ti piace di questo libro?" ho chiesto alla Lolla che lo prendeva dalla libreria per l'ennesima volta. "Che si innamorano" mi ha risposto col suo consueto risolino.
Per i maschietti, o per chi non ama le "storie d'amore", la collana Bollicine offre tanti altri titoli. Insomma, lettori novizi, ce n'è per tutti i gusti.

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

venerdì 3 marzo 2017

Il cane di terracotta

Il cane di terracotta è la seconda indagine in ordine temporale del commissario Montalbano. Idealmente il lettore continua così a conoscere quello che sarebbe diventato uno dei commissari più noti d'Italia, i suoi colleghi, le sue abitudini, i personaggi che ruotano attorno a lui. Dico idealmente perché, dopo decenni di fiction Tv, il lettore che come me si avvicina oggi alla lettura di Montalbano, conosce già vizi e virtù di Vigata e dintorni.
Da un punto di vista dell'ambiente, abbiamo nuovi elementi per collocare geograficamente Montelusa e Vigata (o meglio, per capire quali territori rappresentino), mentre temporalmente il romanzo si snoda poco tempo dopo La forma dell'acqua, la prima indagine in assoluto di Montalbano, che si svolge nel 1994. Come spesso accade, anche questo caso riunisce più misteri, apparentemente scollegati l'uno dall'altro, ma dietro i quali la logica di Montalbano riesce a percepire un filo conduttore a fare da trait d'union.
Il mistero più interessante è il rinvenimento di una insolita sepoltura risalente a cinquant'anni prima, relativa a una coppia probabilmente morta ammazzata, adagiata in una grotta secondo una disposizione apparentemente senza senso e vegliata da un cane di terracotta.
Nonostante si tratti di un delitto datato, e quindi privo di interesse per la polizia, Montalbano non riesce ad archiviare il caso e, complice un periodo di riposo forzato, condurrà motu proprio questa indagine che, come non si farà remore di ripetere, lo porterà a parlare con un mondo di vecchi.
Il lettore lo segue lungo un percorso affascinante, fatto di antichi miti rimaneggiati da una cultura all'altra, di comunità e luoghi vicino a noi ma sconosciuti, di vicende storiche meno lontane di quanto si creda se ancora lasciano strascichi nel presente.
Fa da cornice una Sicilia rustica e suggestiva con poca mafia e tante tradizioni. Fatta di generosità e di posti a tavola aggiunti all'ultimo momento; di merluzzi e polipetti cotti secondo vecchie ricette; di chiacchiere seduti davanti all'uscio di casa.
Il risultato, alla fine, è un libro in cui si affonda con piacere, cullati dalla sicurezza data dal ritrovare personaggi noti, sebbene a evitare la noia ci pensino spunti sempre nuovi, che ti lascia, come sempre, il desiderio di ritrovarsi ancora lì, a Vigata, a vedere il mondo con gli occhi di Montalbano.









Il cane di terracotta, Andrea Camilleri, Sellerio editore


Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

mercoledì 22 febbraio 2017

Le pagelle

Ieri sono uscite le pagelle del primo quadrimestre. Niente da eccepire, i bambini hanno lavorato e portato a casa risultati più che buoni. Quel che mi ha veramente stupita, o meglio lasciata con la mascella a terra come nei cartoni giapponesi, è stato che la Lolla ha avuto una pagella migliore rispetto al fratello e sì, lo so, classi diverse, maestre diverse, il confronto non ha senso, ma ha avuto voti migliori anche rispetto a quando Ieie frequentava la prima.
Ora, nonostante Ieie abbia iniziato la primaria che sapeva già scrivere in stampatello e leggere più che discretamente, devo ammettere che quei primi giorni, mesi di scuola furono un incubo perché lui non aveva ancora lateralizzato, non sapeva che mano usare, non rispettava le righe, i margini e, insomma, era di un disordine cronico e senza senso che aveva gettato tutti, maestre comprese, nello sconforto. Superata questa impasse iniziale, però, non ha più avuto problemi. Certo disordinato lo è ancora e nel disegno, va bé, lasciamo stare, però compensa con altri talenti.
Per esempio, sin dalla prima impara poesie lunghe pagine e pagine in cinque minuti, quando con la Lolla, che ha la memoria post-it (adesso l'informazione c'è tra poco non c'è più), ci vogliono delle mezz'ore se non, in caso di poesie lunghe, dei giorni. Le tabelline? Io ho solo dovuto chiedergliele, Ieie tornava da scuola che le sapeva già, e sarà stato anche merito della maestra, ma lui ricorda i calciatori per squadra, squadra dove hanno giocato in precedenza, Paese e comune di nascita solo per aver letto l'album delle figurine, sicché un po' di merito va anche alla sua memoria.
Entrambi frequentano da quattro anni la stessa scuola di inglese, Ieie però sa comporre frasi in lingua, comprende una domanda al primo ascolto e coglie la pronuncia con una precisione che mi fa invidia (e infatti, ahimé, ogni tanto mi corregge). La Lolla, no.
Certo lei è ordinata, diligente, precisa come molte femmine e, se una cosa non la convince, la rifa (mai successo questo con Ieie). E', soprattutto, disciplinata.
Ma Ieie è curioso, interessato, va oltre, va avanti, intuisce, comprende in un lampo, collega e domanda. E che domande! Insomma, non perché sia mio figlio, ma proprio perché da mamma li conosco bene, devo ammettere che ha una mente più brillante.
Eppure, alla prova dei fatti, lei porta a casa risultati migliori. Come me lo spiego? Non me lo spiego. Forse, semplicemente, essere brillanti non paga.
E questo invece me lo spiego.